Dalla needs analysis descrittiva a un modello della performance
La needs analysis rappresenta uno dei primi passaggi nella costruzione di un programma di preparazione atletica. Tradizionalmente, il processo parte dall’analisi delle richieste fisiologiche e biomeccaniche dello sport: quanto deve essere forte un atleta, quanto deve essere veloce e quale livello di potenza o capacità aerobica è necessario per competere ad alto livello. Sono domande importanti, ma esiste un problema: non tutto ciò che possiamo misurare è necessariamente importante per la performance. Un atleta può presentare valori elevati di forza, potenza o VO₂max senza che queste caratteristiche rappresentino i principali determinanti della prestazione nel proprio sport; allo stesso modo, una variabile frequentemente osservata durante la competizione non costituisce automaticamente una Key Performance Indicator (KPI).
Una needs analysis realmente evidence-based dovrebbe quindi partire dalla performance e procedere progressivamente a ritroso. La distinzione tra dimensioni della prestazione e dimensioni fisiche è fondamentale: le prime descrivono ciò che caratterizza la prestazione in gara; le seconde rappresentano le categorie di capacità fisiche che possono contribuire a produrla e che, soprattutto, possono essere modificate attraverso l’allenamento. È questo secondo livello a rappresentare l’interesse principale del preparatore atletico.
Sport di squadra e sport individuali: due strade verso lo stesso obiettivo
Il primo passaggio consiste nel definire chiaramente l’outcome. Negli sport di squadra e situazionali il risultato emerge dall’interazione tra componenti fisiche, tecniche, tattiche e decisionali e può essere espresso in forma categorica: vittoria o sconfitta, qualificazione o eliminazione, azione efficace o inefficace. In questi casi la regressione logistica e l’Odds Ratio (OR) consentono di chiedersi quali KPI siano associate a maggiori odds di successo. Non interessa semplicemente sapere quante accelerazioni, transizioni, azioni ad alta intensità o duelli avvengano durante una partita, ma quali di queste variabili siano effettivamente associate all’outcome competitivo. Un OR superiore a 1 indica maggiori odds dell’evento al crescere del predittore; un OR inferiore a 1 indica l’opposto. L’associazione, naturalmente, non equivale a causalità: tattica, livello dell’avversario, punteggio e contesto possono influenzare simultaneamente KPI e risultato. Negli sport individuali la strada può essere più diretta perché l’outcome è spesso continuo: tempo di gara, velocità, distanza, potenza media, carico sollevato o punteggio. In questo caso una regressione multipla può mettere direttamente in relazione la performance con forza, potenza, sprint, RFD, VO₂max o altri determinanti fisici. Il vantaggio rispetto a una semplice correlazione è che ciascun predittore viene valutato considerando simultaneamente gli altri inclusi nel modello, mentre R² quantifica la proporzione di variabilità dell’outcome complessivamente spiegata. Negli sport individuali, quindi, la distanza tra risultato competitivo e determinanti fisici può essere relativamente breve; negli sport di squadra è spesso necessario un passaggio intermedio dalle KPI alle dimensioni della prestazione.
Dalle KPI alle dimensioni della prestazione: l’esempio del calcio
Una partita di calcio moderna può generare un numero enorme di variabili attraverso GPS, sistemi inerziali e optical tracking: distanza totale, distanza ad alta velocità, sprint, velocità massima, accelerazioni, decelerazioni e molti altri indicatori. Il problema è che numerose KPI contengono informazioni parzialmente sovrapposte. La Principal Component Analysis (PCA) consente di ridurre questa complessità trasformando variabili correlate in un numero più limitato di componenti non correlate, costruite per spiegare progressivamente la maggiore quantità possibile di varianza. Un esempio particolarmente intuitivo emerge dall’analisi multivariata delle prestazioni fisiche nella LaLiga spagnola 2023–24. Castellano e colleghi hanno analizzato nove variabili di external match load ottenute mediante optical tracking. La PCA ha identificato tre componenti principali capaci di spiegare complessivamente l’86,4% della varianza: la prima, pari al 53,6%, era caratterizzata principalmente da accelerazioni e decelerazioni; la seconda, pari al 21,3%, soprattutto dalle distanze percorse ad alta velocità; la terza, pari all’11,5%, principalmente dal volume complessivo di corsa. Gli autori hanno interpretato queste componenti come tre dimensioni della prestazione fisica: intensity, velocity e volume.